Dima Catalano, scultore

Fu Dima Catalano lo scultore che nel 1824 realizzò gli elementi decorativi della facciata della Chiesa di San Sebastiano, a Mistretta?

                                                              

 

Il 16 Marzo del 1785, quando venne battezzato presso la Chiesa di Sant’Ambrogio di Cerami, il padre Gaetano e la madre Anna Testa gli assegnarono un triplice nome che venne scritto nell’apposito registro quale Pasquale Erasmo Dima Catalano, filio Caietani. Successivamente, fin dai primi decenni del secolo dopo (1800) a quello della sua nascita, da scultore, sicuramente realizzò diverse opere artistiche nel circondario dei Nebrodi occidentali, (intorno al 1816 apportò delle integrazioni alla facciata della Chiesa Matrice di Motta d’Affermo creando delle paraste adiacenti al portale e la trabeazione su progetto) scegliendo di utilizzare il sintetico e singolare nome di Dima. Di tale fatto si ha certezza in quanto negli atti morte  sia del figlio Giuseppe Gaetano, indicato quale nato a Mistretta e vissuto, da coniugato, a Caronia, dove morì nell’anno 1886, all’età di 65 anni quindi nato intorno al 1821 a Mistretta, e  sia del figlio Rosario, indicato quale nato a Palermo e vissuto, da coniugato, anch’egli a Caronia, dove morì alla età di 56 anni, entrambi scalpellini, relativamente alla loro ascendenza, vengono indicati nei registri di morte dello Stato civile, quali figli dello scultore Dima Catalano. Anche nell’atto di morte del figlio Antonino anch’egli scalpellino, nato a Mistretta intorno al 1822 e morto a Santo Stefano di Camastra nel 1886, viene indicato quale figlio della fu Anna Cuva e del fu Dima e la stessa cosa si legge nell’atto di morte del figlio Giovanni, nato a Sperlinga e morto a Mistretta nel 1879, paese dove si sposò esercitando anch’egli la professione di scalpellino e dove morì nella sua casa sita in Via Pergola. Ebbe anche almeno due figlie femmine delle quali una nata a Motta d’Affermo nel 1810.

Il luogo di nascita dei vari figli dello scultore Dima aiuta a comprendere i vari spostamenti del nucleo familiare che inizialmente, probabilmente, si avvaleva della collaborazione del papà Gaetano, del fratello Pasquale Santo, e di qualche cugino. Il periodo di residenza di tale gruppo a Mistretta, è indirettamente confermato dalla  nascita dei figli Giuseppe Gaetano e Antonino che attesta la certa permanenza del papà scultore a Mistretta negli anni 20. Ciò è anche avvalorato dal fatto  che la moglie dello scultore Dima, Anna Cuva (probabilmente nativa di Motta d’Affermo, paese dove risulta nata la prima figlia dello scultore) negli anni 30 (del 1800) esercitava la professione di ricamatrice a Reitano.

La data scolpita nel lunotto superiore della facciata della chiesa di San Sebastiano di Mistretta (1824), porta a pensare che gli elementi decorativi posti nella della stessa facciata (angeli posti a sinistra e a destra del lunotto citato e, sotto, l’alto rilievo di San Sebastiano raffigurato sotto un arco in stile tardo gotico, stile che ebbe inizio tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento), siano stati realizzati in concomitanza alla presenza dei Catalano. A tal proposito si ricorda che, seppure ricercata da personale qualificato, non è mai stata trovata documentazione atta ad attribuire la paternità delle opere scultoree realizzate in stucco (così come in stucco sono anche le sculture del Marullo realizzate nei palazzi Di Salvo-Faillaci e Tita) e che neanche la confraternita di San Sebastiano possiede documentazione in proposito (anche perché nel periodo del fascismo le confraternite, (assieme a partiti politici e sindacati)  vennero soppresse e quindi la eventuale documentazione di committenza dell’opera vennero successivamente disperse). Alla luce di quanto esposto non mi pare affatto peregrina l’ipotesi che artefice delle opere scultoree della facciata della chiesa sia proprio il gruppo familiare dei Catalano di Cerami, capitanati dallo scultore Dima, anche perché di tale scultore non è purtroppo nota documentazione di sue opere e tuttavia è certo che la sua fama nel secolo XIX dovette circolare nel circondario visto che all’ufficio di stato civile del Comune di Caronia al momento della morte dei suoi 2 figli scalpellini che si sposarono a Caronia e lì vissero, venne dato risalto al fatto che essi erano figli dello scultore Dima Catalano. Per quanto riguarda le varie ipotesi del materiale utilizzato per la realizzazione delle opere che compongono la facciata (pietra, gesso o stucco?), a parte il portale della Chiesa che sicuramente è di data molto anteriore al 1824,  riporto l’autorevole parere dello scultore Sebastiano Leta: “Gli elementi decorativi ai quali fai riferimento, sono realizzati in stucco. Lo stucco proprio per le sue caratteristiche, richiedeva un tempo lento di asciugatura e permetteva all'artista di realizzare direttamente in loco le opere, utilizzando strumenti semplici, stecche, spatole e strumenti abrasivi per la finitura. Visto che non esistono copie , dubito che essi siano stati realizzati servendosi di calchi in negativo in bottega, per poi essere applicati sulle facciate. Riguardo invece la resistenza alle intemperie, oggi naturalmente vengono utilizzati impregnati a base acrilica, ma nel passato, spesso veniva usato il latte. La caseina, infatti, reagendo con la materia , creava una sorta di patina protettiva super resistente. È anche probabile che sia stata utilizzata della calce idraulica, ma questo si può sapere soltanto analizzando le opere. Ovviamente sono state restaurate di recente e avranno utilizzato materiali più all'avanguardia.”

Premesso che, essendo stati realizzati nel 1824, gli elementi decorativi di che trattasi non appartengono a Noè Marullo, che nacque nel 1857, ovvero 33 anni dopo, da sempre ci si è chiesto come mai una tale opera, che artisti e pittori contemporanei reputano di buona fattura non porta la firma dello scultore che l’ha prodotta. A tal proposito, di recente, mosso da curiosità, procedendo ad un minuzioso controllo dell’intera facciata, quasi ad avvalorare questa mia personale   ipotesi, ho scoperto che in effetti l’opera contiene, in alto, una sorta di sigla dell’autore rappresentata dalla lettera D, iniziale del nome artistico scelto, lettera sicuramente non a caso indicata con l’indice di una mano dell’angelo posto in alto a destra di chi guarda.

Il fatto sorprendente che avvalora questa ipotesi è la scoperta fatta recentemente da Liborio Lutri (che ha brillantemente affiancato la ricerca genealogica della famiglia dei Catalano consentendo di estenderla retroattivamente fino al 1750 circa) dalla analisi della firma che il Dima Catalano appose sull’atto del suo secondo matrimonio avvenuto nel 1840 (la prima moglie, Anna Cuva, morì a Reitano nel 1839), custodito dall’archivio di stato di Messina. Infatti, nel firmare l’atto come Dima Catalano egli stacca la lettera D dal resto delle lettere “puntinandola” con tratto diverso rispetto alle altre lettere, sicuramente per sottolineare che tale lettera costituiva una sorta di emblema artistico personale.

Quindi, ricapitolando, emergono tre forti indizi sulla paternità dell’opera, ovvero la  presenza dello scultore Dima Catalano comprovata dalla nascita di figli subito dopo il 1820 a Mistretta, la lettera D (iniziale di Dima) indicata dal dito indice dell’angelo, e la particolare firma apposta dallo scultore sul suo atto di matrimonio.     

Dall’analisi dei rami genealogici si evince che nel corso del secolo XIX la famiglia Catalano originaria di Cerami si è successivamente ramificata oltre che a Mistretta anche nei comuni di Caronia, Santo Stefano di Camastra, Sperlinga e Motta d’Affermo. Successivamente si è assottigliata e dispersa. Alcuni discendenti di Santo Stefano di Camastra verso l’inizio del Novecento sono emigrati in Usa. Oggi, alcuni discendenti di uno dei due rami di Caronia, sono sparpagliati fra l’Abruzzo e la provincia messinese, Mistretta compresa.       

Scrivi un nuovo commento: (Clicca qui)

123homepage.it
Caratteri rimanenti: 160
OK Sta inviando...
Vedi tutti i commenti

Commenti più recenti

19.10 | 12:47

La Sua trattazione è interessante. Io, per altre vie (diciamo "sorelle" delle Sue) sono arrivato a conclusioni simili.

...
16.09 | 16:52

leggerò i libri di Maria Messina; oltretutto è bellissima

...
24.01 | 15:01

Ho cercato di leggere le poesie in Mistrettese, io non ho dimenticato il dialetto, però a malincuore alcune proprio non riesco a decifrarle.
Bravi tutti

...
09.01 | 16:06

Mi dispiace. Non so.

...
A te piace questa pagina