Natura divina, lezioni platoniche dei numeri primi

 

Natura divina,  lezioni platoniche dei numeri primi

Da oltre duemila anni la comunità dei matematici smania poiché, pur avendo fatto dei progressi enormi in diversi settori, non riesce a fornire solide basi all’edificio matematico, non avendo ancora compreso la ragione per la quale i numeri primi, parte essenziale dei numeri naturali, sfuggono al loro controllo, apparendo in maniera disordinata, senza alcuna apparente logica. Problema che offuscò pure la mente del grande Eulero, il quale, a tal proposito, nel 1751, così si espresse: “Ci sono alcuni misteri che la mente umana non penetrerà mai. Per convincercene non dobbiamo far altro che gettare un’occhiata alle tavole dei numeri primi. Ci accorgeremo che non vi regna né ordine né legge.”    

Eppure, la legge matematica che regola la distribuzione dei numeri primi esiste, poiché la natura, antecedentemente al sistema decimale inventato dall’uomo, ha disposto i numeri naturali collocandoli “per generazioni”, in infinite coppie di “stanze quadratiche”, ovvero gruppi di numeri consecutivi, matematicamente determinati;  “luoghi appartati” i cui elementi che ne fanno parte sono in stretta relazione con gli elementi delle altre stanze quadratiche, precedenti e successive, così come tutte le generazioni di esseri viventi.  Caratteristica di tali coppie di “stanze quadratiche” è quella di essere composte da una quantità sistematicamente crescente di elementi.

Applicando agli elementi di tutti gli intervalli un particolare ma univoco criterio di divisibilità omogeneamente diffuso all’interno delle stanze quadratiche, la Natura li ha compattati in squadre, assegnando a ciascuno degli elementi un preciso ruolo diverso dagli altri. Nell’ambito delle mansioni assegnate, il ruolo principe, quello di primo attore, è stato dalla Natura assegnato ai numeri primi, i quali sono gli unici ad essere sempre presenti nell’ambito di tutte le coppie di intervalli, battezzati col nome di “stanze quadratiche” poiché fanno vicendevolmente riferimento ai quadrati perfetti distribuiti lungo l’infinito sentiero dei numeri interi e naturali.

Ludwig Oppermann nel 1882 osservò che negli “intervalli” di che trattasi esiste sempre almeno un numero primo e sulla scia di quella sua parziale indagine, non riuscendo a dimostrarlo,  fece la congettura che il fenomeno da egli osservato si ripete all’infinito. Nel 2009, un siciliano col pallino della poesia e il bernoccolo della matematica, incuriosito da quel particolare, analizzando tutti gli elementi di tali intervalli, in un particolare divisore dei numeri scoprì una sorta di gene di apparentamento di gruppo degli elementi di tutte le stanze quadratiche.  Geni “magici” che, estrapolati dai corpi (elementi) che li contengono e disposti in ordine cardinale, assumono un preciso ordine di squadra. Un gene che il poeta battezzò “palpito segreto dei numeri naturali”.

 

Un ordine comune ad ogni squadra di elementi; quindi una somma di sotto ordini dei numeri naturali, che si perpetua. Emerse così il fatto che ciascuno dei numeri primi si trova perennemente presente in ciascuno di tali sottordini, essendo il suo divisore 1 parte sempre integrante dell’ordine assunto dai divisori degli elementi di ciascuna stanza quadratica, e tuttavia la sua certa collocazione nella stanza, essendo subordinata alla disciplina cadenzata dei numeri composti, ed essendo egli l’unico divisore adattabile a qualsiasi elemento, cambia frequentemente di postazione. Il che equivale a dire che essendo egli, numero 1, origine degli infiniti altri numeri, tutti disciplinati da una cadenza soggettiva sempre diversa dalle altre (2, 4, 6, 8; 3, 6, 9, 12; 4, 8, 12, 16) che costantemente lascia buchi, supplisce agli spazi vuoti “creando” nuovi soggetti primi, suoi diretti discendenti, che colmano le aree sorvolate dalle cadenze obbligate di ogni nuovo nato.

 

Un sott’ordine naturale, quello degli intervalli battezzati “stanze quadratiche”, quindi antecedente agli artifici umani poiché preesistente all’invenzione del sistema decimale. Un ordine nascosto che  affiorando richiama l’Iperuranio di Platone, il mitico mondo delle idee che in sé contiene quello che l’uomo non sa. Un ordine ontologico che, sparso in milioni di rivoli di sotto ordini da decriptare, all’uomo sembra matassa ingarbugliata, caos senza capo né coda, ma che, una volta che tessendone le fila l’uomo è riuscito a dipanare la matassa, svela la sua vera essenza: ordine ontologico che anima la Natura e la rende divina, ovvero divina  creatura. 

Scrivi un nuovo commento: (Clicca qui)

123homepage.it
Caratteri rimanenti: 160
OK Sta inviando...
Vedi tutti i commenti

Commenti più recenti

14.04 | 19:02

Ugo Maccà, un artista che abbiamo saputo valorizzare.

...
26.03 | 11:39

Mario Biffarella, un artista immortale.

...
22.03 | 16:11

Se avesse dato una lettura meno affrettata avrebbe visto che Oppermann è citato e si sarebbe accorto che i divisori Mm ne costituisconola naturale evoluzione

...
22.03 | 14:37

C'è una bella differenza, in Matematica, tra notare delle regolarità e dimostrarle rigorosamente. Comunque questa è la congettura di Opperman, e risale al 1882.

...
A te piace questa pagina
Ciao!
Prova a creare la tua pagina web come me! E' facile e lo puoi provare gratis
ANNUNCIO