Poesia messinese del Novecento

Nota di Anna Maimone tratta dal libro CHARYBDIS

Filippo Giordano è nato a Mistretta, dove opera nel campo sindacale. Dal suo particolare e in un certo senso privilegiato punto di osservazione, dal suo innevato angolo di mondo, il poeta può osservare che poco è apparentemente mutato al suo paese: Oggi le case sono quasi quelle / ma l’uomo è un balenio dentro la selva. In questa crudele corsa alla morte che leggiamo continuamente nella vita degli uomini e che raggiunge e qualche volta rischia di travolgere i vicoli del mondo, l’uomo resta per Giordano una luce, anche se sempre più labile e provvisoria, un balenio.

            In una condizione esistenziale di ansia, (l’ansia che ci tormenta), di positivo resta solo il breve spazio chiuso da due anime / che incontrandosi si stringono la mano o il mistero che ci spinge sull’erba.

            Per Giordano la natura non è mai scenario, sfondo, né atmosfera che inviti all’idillio, ma (e qui c’è, a mio avviso, tutta la modernità dell’autore) unica dimensione, ordito sapiente a cui riportare tutte le esperienze, anche quelle della storia. Così il seme di girasole, i solchi, l’aratro, la cicala, la formica, prima di essere simbolo, sono espressione di una realtà concreta. Quando la storia fa capolino (e non mi sembra che siano momenti isolati o casuali), è la storia senza potere, la miseria e i sogni plutonici dell’immediato dopoguerra (monili e monete da dovere / scoprire da soli a mezzanotte), la protesta dei disoccupati di Palermo, le donne riunite in assemblea per ricordare l’otto marzo. Per dire questo, il poeta fonde con accostamento particolarmente felice in un gioco di assonanze e allitterazioni il ritmo e il linguaggio degli slogans con i ritmi e le intonazioni proprie di certa poesia popolare: pane povero senza casa / povera casa senza pane / pane al pane vino al vino.

            In questa concreta visione del mondo, la meditazione temporale sull’infinito si risolve in un gioco di “se fosse”, in cui un sabato fra miliardi d’altri giorni sarebbe uno zero fratto niente, mentre il sogno inconfessato è quello che s’alzi dal villaggio la colomba / nascosta dentro il nido della torre, / aereo filo raccolto chissà dove.

 

                                   Anna Maimone

                                  Charybdis, antologia di

                                  poesia messinese del novecento

                                  Intilla editore, Messina 1995

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Nina Valenti | Risposta 15.06.2013 10.40

Ho visitato le tue pagine web, veramente interessanti, graficamente perfette e stimolanti culturalmente. Complimenti

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Commenti più recenti

11.12 | 12:32

Filippo, sei sempre sulla "breccia dell'informazione" e ci regali dei fatti storici molto interessanti. Grazie.

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19.08 | 11:17

Molto interessante, grazie per averci fatto conoscere la storia della processione di San Sebastiano.

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25.04 | 18:13

Grazie del commento. Hai colto a perfezione!

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25.04 | 12:49

QUANDO SI AGGIUNGE UN NUOVO TASSELLO A QUALCOSA DI MISTERIOSO ,C'E' SEMPRE UNA GRANDE GIOIA CHE CI RISCALDA IL CUORE, LA MENTE E L'ANIMA. EUREKA!

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