Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi

Alcune poesia della raccolta

NATALE

Vago lo sguardo nell’immenso cielo

sperando nella scia delle comete.

Straripa a volte il Caso dilagando

fra meteoriti che cozzano pianeti

nei loro lunghi viaggi senza meta,

pietra scagliata sulla carne inerme

che si contorce e spasimando implode

polverosa concime della terra.

 

È l’uomo figlio d’uno scriteriato

ordine di forze che s’attraggono

o collima la sua intelligenza

ansiosa con il Tuo volere?

Chi sono i puri ai quali Tu concedi

il codice che valicando il dubbio

nutre di fede il corpo e l’esistenza?

 

È gonfio di silenzi il Tuo respiro …

oppure parli una lingua universale

di planetarie geometrie elicoidali

numeri primi, quadratiche distanze

fra ognuno di loro e i suoi discenti,

moti (e sommovimenti della mente) 

infiniti, che il pensiero racchiude?

 

 

LUCE SOAVE DELLE ESSENZE

Del rosso gelso in cima alla collina

miro l’essenza che cola sangue vivo

dai frutti colti con grande pazienza

sui rami verdi protesi verso il cielo.

Succo vischioso del gelso maturo

quel sangue putativo tra le dita

indica una croce trasparente

nel punto alto di maggiore luce.

 

Luce soave delle Essenze, grazie!

Nell’acqua dove annaspa mio fratello,

matematico d’evoluti segni,

contemplo il sereno moto ondoso

che dall’Uno infrange tutte l’onde

alle rive quadratiche dei segni.

 

 

NON LAGNARTI SE IL TEMPO

Non lagnarti se il tempo come l’acqua

del torrente precipitando scorre

trascinando giorni al mare del passato;

la vita come l’acqua dello stagno

imputridisce se si fossilizza

perché ogni fermo essere vivente

che di ciclo naturale non si pasce

presto finisce che pasce il ciclo altrui.

 

L’io sono, tu sei, egli è … sempre

funziona in costante movimento.

Solo e soltanto Dio che sovrintende

i nostri passaggi correlati

essendo eterno È, senza divenire.

 

 

SE IL MISTERO DELLA DIVINITA’

 Se il mistero della divinità

fosse legato alle leggi sovrumane

che regolano le movenze dei pianeti

e la distribuzione dei numeri primi…

 

Se bastasse la certezza della legge

fisica e matematica dei corpi

celesti e delle astrazioni numeriche

quale prova inconfutabile

di un ordine superiore all’uomo

(ordine non figlio del caso

a c  c i  d e n  t a l  m e n  t e

assestato in perfetto moto)

che dentro e fuori della testa umana

vive con scienza e con coscienza

ciò che l’uomo con fatica impara,

 potrei con tranquillità assoluta

professarmi oggi nuovo profeta

e forte della verità acquisita

annunciare al mondo che Dio è.   

 

 

 

 MORMORIO DI NUMERI PRIMI

I

Prima del principio era lo zero.

Un buio senza corpo e senza idea.

 

Poi venne, non sappiamo quando,

non sappiamo come, né da dove,

l’essere primo, che di sé perenne

sparse il seme in ogni successivo.

 

Come avvenne il passaggio fu un mistero.

Né tondo, né quadrato o triangolare

il vuoto inappagato dello zero.

L’uno, invece, soggetto - oggetto materiale

pensabile, palpabile, concreto.

Inizio del pensiero che dilunga

-uno, due, tre, quattro, cinque, sei … -

passo dopo passo senza fine.   

 

 

Recensioni

da I VESPRI - L'Altra informazione

Ed. IL CENTRO STORICO, Ottobre 2011, pag. 52

Karol Wojtyla, scriveva che: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su sé stesso.” Fides e Ratio, quindi, non sono estremi inconciliabili, piuttosto elementi che s’uniscono e si spiegano nelle coscienze degli uomini. La raccolta di poesie Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi di Filippo Giordano (Edizioni Il Centro Storico Mistretta 2011  pag. 51, 10 euro) che segue il saggio La ragione dei primi, è il tentativo di illustrare poeticamente la teoria “quadratica” che Giordano sostiene di aver scoperto (ispirato dalla divinità), teoria che farebbe luce su uno degli enigmi più affascinanti della matematica, qual è appunto quello di una regola per scoprire la successione e quindi consentire l’individuazione di tutti i numeri primi. Giorgio De Simone, giornalista di Avvenire, dopo avere definito l’intellettuale mistrettese un “dilettante di genio” (il fatto è che l’autore non è neppure laureato) ha scritto che per Giordano: “I numeri si dispongono secondo un sistema nuovo, non ancora codificato dalla scienza, un sistema “quadratico” che li vede distribuirsi secondo “codici genetici”, ovvero secondo le coppie di fattori che li formano. Per Giordano ciò sarebbe sufficiente a lasciare intendere che i numeri primi seguono, nel loro succedersi, un percorso logico e ricostruibile. Ma a supporto di questa che per lui è già una evidenza, egli porta due insiemi numerici, “Ma” e “Mb” (più un insieme “T” triangolare) che consentono di individuare ancora meglio i numeri primi”. Filippo Giordano, fulminato sulla via che porta alla legge matematica che regola la distribuzione dei numeri primi , ha iniziato una conversione spirituale, che l’ha visto passare da agnostico a credente. Quindi, la raccolta Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi è l’esito di questa ricerca matematica e spirituale. Il libro si compone di tre momenti (e non crediamo che sia così per un caso; tre è numero divino per eccellenza ed è anche un numero primo): Sussurri del cielo (contiene cinque liriche), Mormorio di numeri primi (contiene venti liriche) ed infine Prima del principio era lo zero (breve poemetto). L’intuizione poetica di Giordano, in questo libro si combina con la materia matematica ed, a volte, la sensazione che si ha , è quella di leggere un neo-pitagorico. Inoltre, si coglie, in queste poesie, anche un intento didattico, perciò ci sentiamo di consigliare la lettura del libro anche agli studenti dalle scuole medie in avanti, perché potrebbe essere un modo meno noioso di imparare la matematica. Ma la cosa che rende davvero eccezionale il libro di Giordano è che, passo dopo passo, anzi numero primo dopo numero primo, egli ci avvicina al mistero dei misteri, che è quello dell’esistenza di Dio.   Scrive Giordano : “Dove e quando lo Spirito sussurra / all’uomo il suo ordine velato / quel frammento di luce rilasciata / che travasa dentro il corpo / come fulminea scia / un attimo congiunge alla sorgente / lo spirito vivo all’eterno Spirito.”  E davvero, questi, sono versi che non richiedono spiegazione, tanto sono potenti e immediati e trapassano contemporaneamente il cuore e l’intelletto, ma tutte le liriche di questa raccolta sono pervase da una tensione verticale che punta all’Assoluto. Giordano è convinto che “Qualcuno” gli abbia sussurrato la teoria dei numeri primi e così in questo volumetto, a noi, sembra farsi apostolo poetico e perciò sussurratore a sua volta, di una buona novella matematica.

                                                  Fabrizio Grasso

                                                 “I Vespri, l’altra informazione” n. 44/2011

                                                 Catania,  19 Novembre 2011   

Nota di Laura Simoncini sulla Gazzetta del Sud

Il nuovo volume di Filippo Giordano

IL CAOS INFINITO CHE GOVERNA        “I NUMERI PRIMI”

 

L’intricato bandolo della matassa, il rebus mai risolto sull’irregolarità dei numeri primi è al centro dell’interesse del poliedrico Filippo Giordano che con l’esercizio della ragione, con il calcolo matematico, cerca di risolvere il “caos” infinito che li governa. “L’ordine naturale dei numeri –spiega l’autore nativo di Mistretta ne “La ragione dei primi” del 2010 – ha una proprietà ontologica nascosta che rende naturale la presenza dei numeri primi”. Un rompicapo al quale Giordano si accosta per esaminare quei misteriosi numeri, divisibili solo per uno e per sé stessi(2, 3, 5, 7, ecc.). L’autore è convinto, secondo una serie di teorie, di formule matematiche e di segni divini ai quali si è affidato per proseguire nella sua incessante ricerca, che l’ordine dei numeri primi c’è, esiste solo che “l’uomo non aveva scoperto l’ordine quadratico dei numeri”. Si tratta di una particolare sequenza di numeri, non ancora codificata dalla scienza matematica, di una teoria supportata da diverse dimostrazioni e da una serie di formule applicabili a tutti gli insiemi numerici di A e B (da uno all’infinito) che consentono di individuare quali siano i fattori minori di n superiori a 1, e di determinare quali siano gli elementi degli insiemi A e B corrispondenti ai numeri primi. “lo studio –precisa Giordano- affronta anche nuovi possibili campi di ricerca per la soluzione di congetture tutt’ora non risolte come quella di Goldbach, dell’infinità dei numeri primi e dei numeri perfetti. “Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi” (Il Centro Storico Edizioni) è un piacevole volumetto pubblicato il mese scorso in cui l’autore coniuga abilmente poesia, matematica e teologia. Non solo profondità di pensiero nei suoi versi, ma anche quella passione mai sopita per i numeri primi, protagonisti unici, insostituibili e mai banali di uno schema preciso disegnato dall’autore che, nonostante tutto, si pone degli interrogativi. “L’intuizione di un poeta può consentire al mondo di apprendere qual è la legge matematica che regola la distribuzione dei numeri primi?” E ancora “la scoperta di una legge matematica può fare intuire un ordine universale che legittima la presenza dello Spirito divino, mutando la miscredenza dell’autore in fede?” Giordano che ha pubblicato numerosi libri di poesia, ha ricevuto diversi premi tra i quali il “Città di Marineo” “Guerrazzi”, “Katana”, “Pietro Mignosi”, “Bizzeffi”, Poesi@ & rete”, “Messana”, Università popolare degli anziani, “Antica Badia di San Savino”, Il Convivio” di Giardini Naxos e “Asla” di Palermo.    

                                                    Laura Simoncini

                                                    GAZZETTA DEL SUD  nr. 313/2011

                                                   (Messina, 13 Novembre 2011)

                                                                      

Recensione di Stefano Valentini su LA NUOVA TRIBUNA LETTERARIA

SUSSURRI DEL CIELO E MORMORIO DI NUMERI PRIMI

Sapevamo come Filippo Giordano, apprezzato poeta, coltivasse anche lo studio della scienza matematica. Ma questa sua ultima opera, una raccolta di versi nella quale poesia e matematica sono indissolubilmente unite, ci arriva con la forza di una sorpresa: per la sua originalità inconsueta unita all’esito letterario persuasivo. Le ventisei poesie del libro rappresentano, anche nel linguaggio, una cavalcata nell’intelletto e nella conoscenza, ma non trascurano l’emozione del sentimento. I cinque “sussurri del cielo”, dunque, rappresentano l’ipotesi: contemplando l’universo l’autore si chiede se la sua maestosa ingegneria, dalle vastità del cosmo alla biologia della vita, sia figlia del Caso e quindi del Caos: “è gonfio di silenzi il Tuo respiro”, dice rivolgendosi a Dio, “oppure parli una lingua universale?”.

L’ipotesi di Giordano è che questa lingua–codice universale sia racchiusa nell’enigmatica natura dei numeri primi e che questi, dunque, siano la chiave per dimostrare – in senso logico matematico - l’esistenza di un progetto divino.  Perché i numeri primi, ovvero i numeri che –usiamo consapevolmente una terminologia impropria e semplificata, per farci capire da tutti– non sono interamente divisibili per nessun altro al di fuori di se stessi, possono essere molto piccoli (due, tre cinque, sette…) ma anche infinitamente grandi, senza che nessun matematico al mondo abbia finora compreso quale regola costante governi la loro frequenza: più si fanno grandi, più i numeri primi diventano rari, ma (come già postulò Euclide) non scompaiono mai del tutto, sono insomma infiniti. Giordano, come detto, ipotizza che in questa regola sconosciuta stia la chiave per dimostrare l’esistenza di Dio e, in questo suo libro, getta le basi della sua teoria, esponendola in versi. Genio, presunzione, follia?

Partendo dall’antica filosofia greca, Giordano risale alle origini, quando “prima del principio era lo zero”, il Nulla, “buio senza corpo e senza idea”. Da questo zero, misteriosamente scaturì l’“essere primo”. Questo “uno”, inteso come numero, è presente in ogni altro quale sua componente di base, con la differenza che i numeri primi contengono esclusivamente l’Uno e se stessi, i numeri composti contengono anche altri numeri. “Partendo dal vuoto del niente assoluto, / fece un passo e si trovò Uno. / Si guardò intorno e meditando / sulla immensità del nulla circostante / realizzò l’idea di variegare il mondo. // Fece un passo / a sé commisurato, / e raggiunse un altro spazio informe. / Come vi mise piede e impresse l’orma / subito nacque il Due”. Due farà lo stesso e nascerà Quattro poi Sei… Riportiamo la conclusione: “eccolo, quindi, il segreto mai svelato / ai matematici di tutti i tempi andati: / stanno i numeri dentro la corolla / che circonda ogni numero al quadrato”.

Una dimostrazione semplice e intuitiva, che Giordano comprende non potere essere accettata da università e accademie. “Non dite loro che l’universo / asimmetrico dei numeri primi / dimora dentro / un perfetto quadratico universo / di numeri interi e naturali / che s’innalza verso l’infinito / secondo uno schema triangolare / e che da questo Logos / dal fiato primordiale / l’intuito della poesia / e la grazia della pazienza / elevano un nuovo altare a Dio”. La poesia conclusiva, in realtà un poemetto in cinque parti, è la più lirica e ne controbilancia la speculazione. Vi ripercorre la nascita del cosmo e dei pianeti, osserva la comparsa della vita e dell’uomo. Non fu il Caso, ma il soffio dello Spirito che regolò il disegno dei cicli naturali e con essi “il ciclo di esistenza degli umani”: cicli “gravidi / di semi per cicli successivi”, che allungano il tempo della vita, come perenni sono i cicli dei numeri primi in quella che definisce “sinfonia stellare”. L’ultima pagina si fa esplicitamente teologica e dantesca: “Dio è sorgente di luce che abbaglia / tanto intensamente da impedire / la diretta visione dello Spirito, / così soltanto la riflessa luce / che Egli emana / indirettamente a Lui conduce”. Ci si può chiedere, alla fine del viaggio speculativo, filosofico e teologico, perché Giordano abbia scelto di esprimere in poesia una materia che, nel suo nucleo matematico, di poetico ha certo l’idea, ma non può avere la forma. Perché non farlo in trattato? A nostro giudizio perché, per aridi che paiono i versi della parte per così dire “teorica” versi dovevano essere, passaggio razionale tra i “sussurri del cielo” e l’approdo finale che è poesia a pieno titolo. Giordano sembra volerci dire che la poesia basta e avanza a intuire, ma non basta a spiegare: per spiegare è necessario l’intelletto che non avrà mai il timbro aggraziato della poesia, ma che non le è antagonista bensì alleato. Con quest’opera strana, ora armoniosa ora dissonante, Filippo Giordano non propone soltanto una dimostrazione al mistero dei numeri primi, ma anche una nuova alleanza tra scienza, fede e poesia. Ragione, spirito ed emozione sono tre componenti connaturate e solo il loro impasto può mettere l’uomo sulla strada necessaria a comprendere il perché di ogni cosa che esiste e, innanzitutto, di se stesso e del proprio destino. 

                                                                                                                Stefano Valentini

La Nuova Tribuna Letteraria n.106

2° trimestre 2012

                                                                                             

Recensione di SANDRO ANGELUCCI su Pomezia Notizie

 IL “FIUTO PRIMITIVO” DI FILIPPO GIORDANO

 

      Non è impresa agevole - come ha fatto Filippo Giordano con il suo Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi - porre in così stretta relazione scienza e poesia; non solo, ma stabilire dei nessi tanto intimi e, per certi versi, stupefacenti da indurre a riflessioni in grado di penetrare nel fitto del Mistero.

      Si legge, in quarta di copertina: “Può la scoperta di una legge matematica fare intuire un ordine universale che legittima la presenza dello Spirito divino, mutando la miscredenza dell’autore in fede? È una domanda che, alla luce dei contenuti - diciamo così - poetico-matematici della raccolta, non lascia aperto dubbio alcuno circa l’affermatività della risposta: ciò che, in effetti, risalta - al termine della lettura - è il senso, la spinta, l’energia che si percepisce nell’illuminazione, ancor più che l’intuizione stessa.

     Intendiamo dire che quello di cui stiamo trattando non è un testo scientifico bensì un libro di poesia in cui il pensiero deve fare i conti, deve necessariamente mettersi a confronto con l’altro sé, con il proprio corrispondente sul piano istintivo (se vogliamo, immaginario) ma, non per questo, illogico o addirittura - e quel che è peggio - infondato e privo di consistenza.

      La teoria, dunque, che Giordano enuncia in queste pagine acquisisce una duplice valenza, che sarebbe, però, un grave errore - a nostro avviso - non considerare come unica, inscindibile rivelazione: sta nel suo insieme la forza, il collante che permette di “colmare una lacuna culturale della storia” (ancora dalla quarta).

      Si prendano le strofe conclusive della composizione che chiude Sussurri del cielo, la prima delle tre che compongono l’opera. Da Nel mare grande delle attrazioni: “Che logica mentale ci farebbe / signori d’una speculazione / qualora scoprissimo che il Caso / è cavaliere Principe sovrano / dei numeri e non della volontà / divina servo fedele? Vassallo / sarebbe allora l’uomo di quel Caso, / sinonimo e anagramma del Caos / ribelle dell’ordine costituito / o, ancora peggio, dell’universo / emblema di accidente imperituro.”, cui segue la decisa confutazione, il rigetto di una presa di posizione unilaterale e, consequenzialmente, falsa e restrittiva: “Ma ciò non è - infine avrò ragione / al cospetto mondiale della logica - / essendo certo del fiuto primitivo / che la poesia di logica vestita / raccoglie essenze extra-ordinarie / nella scala numerica che fino al cielo sale.”.

      Ecco: è questo presentimento, questo “fiuto primitivo” che mette il Nostro sulle giuste tracce; una perspicacia che si fonda sull’istinto ma non condanna l’intelletto, al contrario, se ne serve per “vestire” l’inventiva, per rendere sempre più luminosa quella sorgente di luce che è la creatività.

      Finanche il Mormorio (dei) numeri primi” - la parte centrale: quella necessariamente più razionale e sistematica - è ammorbidita, già dal titolo, dal bisbigliare delle cifre che umanizza, quasi, queste entità così reali ma in qualche modo astratte, e rimanda ad alcuni passaggi eminentemente poetici (“Due si guardò intorno e sgambettando / secondo la lunghezza del suo passo / . . . . / . . . raggiunse un altro spazio informe” - “. . . stanno i numeri primi dentro la corolla / che circonda ogni numero al quadrato” - “Quadrato del cinque è il venticinque. / Petali della rosa del cinque al quadrato” - “Alla corte dei numeri quadrati / il re quadrato perfetto / ha sempre fidi cavalieri / che si fanno a pezzi per la causa.”).

      Prima della nota in appendice, che sintetizza il suo studio sull’origine e funzione dei numeri primi, Giordano termina con la sezione - a nostro modo di vedere - più impegnativa: quella delle eterne domande esistenziali con le quali, da sempre, l’uomo si confronta.

      È, senz’altro, l’essenza di questo suo lavoro, in quanto proprio qui la poesia, lasciando intatto il senso del Mistero, risale alla “sorgente di luce che abbaglia” nell’unico modo in cui, alla stessa, è possibile ritornare: cogliendo cioè quell’attimo di grazia che lega, anziché separare, la logica all’intuito, la fede alla ragione, l’Assoluto al relativo.

 

                 Sandro Angelucci

                 Pomezia Notizie n.2/2012

                 Pomezia (Roma) Febbraio 2012

 

                                                                        

 

 

 

Nota di Carmelo Ciccia su L'ALBA

da "L'ALBA - ArteCulturaSocietà"

“SUSSURRI DEL CIELO E MORMORIO DI NUMERI PRIMI” di Giordano

Storia dei numeri in versi. Proprietà, combinazioni e distribuzione dei “primi”

 

Il siciliano Filippo Giordano, che ha già pubblicato parecchie opere a cominciare dalla straordinaria silloge Se dura l’inverno del 1980, ha sempre abbinato la passione per la poesia a quella per la matematica: due attività che a prima vista potrebbero sembrare opposte e inconciliabili, ma che a ben guardare sono contigue, sia perché la poesia è stata per molti secoli basata sul ritmo e quindi sui numeri, sia perché in questo poeta esse convivono perfettamente.

         Ora in questo libretto Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi (Il centro storico, Mistretta, 2011, pp.52, €.10) l’autore ha voluto spiegare in versi la storia dei numeri, le loro proprietà e le loro combinazioni, annunciando anche una sua scoperta riguardante la distribuzione dei numeri primi. E, partendo dalla constatazione dell’ordine e della bellezza del cosmo, egli arriva a concludere che tutto ciò può essere frutto non del Caso o Caos che dir si voglia, bensì d’una Mente eccezionale chiamata Uno o Dio: una conclusione –questa – che potrebbe fare acquistare la fede a chi non ce l’ha o a chi l’ha perduta.

         Ecco, dunque, che il contenuto di questo libretto spazia dalla poesia alla matematica, dalla filosofia alla religione, ambiti nei quali il Giordano si muove a suo agio. D’altronde il titolo binario parla chiaramente: nell’opera ci sono sussurri del cielo e mormorio di numeri primi.  

         Nella prima sezione l’autore esprime il suo stupore per l’incanto che la natura offre con l’immensità del cielo, la molteplicità d’astri e meteoriti, la luce soave, lo scorrere del tempo. Di fronte a ciò egli suppone che possa esserci un supremo piano preordinato “di planetarie geometrie elicoidali / numeri primi, quadratiche distanze” (p.7); e quindi solennemente afferma: “Solo e soltanto Dio che sovrintende / i nostri passaggi correlati / essendo eterno È, senza divenire” (p.9). Poi egli osserva che il mistero della divinità non può essere legato soltanto alle leggi fisiche dei moti dell’universo e della distribuzione dei numeri primi, altrimenti lui stesso, che ha scoperto una proprietà distributiva, sarebbe un profeta annunciante l’esistenza di Dio. Secondo lui, tutto ciò è possibile grazie alla poesia, la quale “di logica vestita / raccoglie essenze extraordinarie / nella scala numerica che fino al cielo sale” (p.12).

         Nella seconda sezione l’autore espone con semplicità le proprietà dei numeri, partendo dallo zero e soffermandosi sull’Uno, “capostipite genetico / del tutto e di ciascuno singolare / primo tra i primi, onnipresente / in ciascuno dei numeri a seguire” (p.16). Dopo aver delineato le caratteristiche di vari numeri, singoli e insiemi, quasi personificandoli, dandone le definizioni, citando Euclide e portando esempi di moltiplicazioni e divisioni mediante un’originale metafora di passi e orme, egli accenna alla sua scoperta relativa alla distribuzione dei numeri primi, che neanche grandi matematici del passato avevano intuito.

         Nella terza sezione, ritornando allo zero, l’autore si chiede come dal buio e dal nulla sia venuta la vita. Per lui ciò è dovuto al soffio magico dello Spirito, che infuse la vita e la regolò con vari cicli: rotazione di terra e pianeti, luna, settimane, mesi, stagioni, vegetali e animali, compresi gli uomini. E a conclusione della silloge l’autore sceglie un cantico a Dio, “sorgente di luce che abbaglia / tanto immensamente da impedire / la diretta visione dello Spirito” (p.43).

         Naturalmente in versi non è facile dimostrare il criterio della distribuzione dei numeri, che invece è chiarito dettagliatamente nell’appendice in prosa, nella quale l’autore parla del “sistema quadratico” con cui interpreta la distribuzione dei numeri interi e naturali. Inoltre egli informa che al riguardo ha pubblicato un libro dal titolo Origine e funzione dei numeri primi – Soluzione del più eccellente dilemma matematico, prenotabile anche attraverso la rete telematica, nel quale si trova spiegato il suo teorema, elaborato – a quanto egli afferma – grazie alla sua fantasia di poeta e all’aiuto di Dio.

         Nonostante l’insolita trattazione in versi d’un argomento del genere, che per’altro nel Settecento era in uso (cfr. Francesco Algarotti, Carlo castone della Torre di Rezzonico, Lorenzo Mascheroni, ecc.), l’autore sa unire la poesia alla scienza, dandoci dei versi che si leggono piacevolmente per l’affabulazione (a volte l’esposizione assume davvero l’andamento della favola) e per l’accuratezza tecnica (la quale include la musicalità scaturente dal ritmo9: Anche questa, dunque, è una poesia di buona qualità: e ciò implica un doppio riconoscimento al Giordano, poeta e matematico.

         Per quanto riguarda la forma grafico – editoriale, nel libretto si notano pochissimi refusi: Numeri naturale (pag.45) a.c. (pag.45), qual è, l’altro sistema che (p. 46), questa linee (p.47), oltre che ad essere costituito (pag.48), orizzontle (copertina posteriore).

                                  Carmelo Ciccia

                                  L’Alba (Arte Cultura Società)

                                  n.1/2012 

 

Recensione di FRANCESCO MARIA DI BERNARDO AMATO su Il Convivio

IL TUTTO CIO' CHE ESISTE COME MODO DI CONCEPIRE LA CREAZIONE IN FILIPPO GIORDANO

                     

Quando saremo afflitti, la scienza della realtà fuori di noi non ci consolerà dell'ignoranza morale, ma la scienza morale mi consolerà sempre dell'ignoranza delle scienze oggettive (B.Pascal, Pensieri, 21).

                                                                                             

 Filippo Giordano è poeta stanziale. (Vi sono poeti nomadi , penso a Rilke, che girò tutta la vita per l’Europa, a Pound, allo stesso Eliot, a Sanesi anglista, Ripellino slavista, Ruggero Jacobbi, che fu a lungo professore d’Italiano in Brasile, solo per citarne alcuni che a me piacciono tanto. E ci sono gli “stanziali” come Zanzotto, che visse l’intera e non breve esistenza quasi sempre a Pieve di Soligo, nel suo amatissimo paesaggio della Marca Gioiosa). Giordano vive a Mistretta, un luogo d’ineffabile bellezza, alto-locato a mille metri, che si apre in una commovente vallata innanzi al Tirreno che è il più bel mare del mondo, il mare azzurro dei viaggi omerici, da allora definitivamente dichiarato il più adatto ad inseguir virtude e conoscenza. Così, nell’antichissima Mistretta (Astharte, fondata dai marinai fenici, ma ancora prima abitata dai Ciclopi, e poi detta Amestratos, Amestratus, Mestraton, Mitistratos, Amastra …  in quella Sicilia dove da sempre transitano tutte le civiltà ) a Mistretta, dico -dove, fra gli altri, sono nati Antonino Pagliaro, il più importante linguista italiano del secolo scorso, il grecista e bizantinista Raffaele Cantarella, l’archeologo Vincenzo Tusa docente di antichità puniche- Filippo Giordano, con intelligenza multiforme e nobile animo, coltiva la poesia, i suoi studi di matematica e altre passioni più recenti come la fotografia e la ripresa cinematografica.

Questo felice binomio Giordano-Mistretta, su cui en passant mi sono soffermato, non è a caso, ma serve a dare l’abbrivo per l’invito alla lettura del suo neonato libro «Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi» delle Edizioni il Centro Storico, le stesse con cui aveva pubblicato il capolavoro in dialetto amastratino Ntra lustriu e scuru.

Nella maggior parte dei casi, i titoli delle raccolte di poesia, danno la stura al senso immediato che si vuol dare all’opera, liberata, nella sintesi, dall’ingombro della lettura d’insieme. In effetti sussurri … e mormorio … cielo e numeri primi, così accostati, in un titolo, tendono alla spiegazione di cosa si vuole trattare. E di un “trattatello” filosofico-teologico-matematico espresso in versi, in realtà si tratta; e della sua originalità, per non dire unicità ci convinciamo, egregiamente supportati dall’autorevolezza del maggior critico e letterato italiano vivente, il Professor Giorgio Barberi Squarotti, che in una lettera personale così scrive da Torino al poeta mistrettese: « … leggo con ammirazione il Suo libro geniale di poesia filosofica, teologica e matematica. È un’opera di assoluta novità, che spero proprio susciti molta attenzione e plauso, così come merita. In Italia non ricordo nulla del genere, se non nell’età barocca». Il Barocco è una delle tante tensioni che vennero a svilupparsi nel corso del Seicento. Le origini della parola "barocco" sono poco chiare; potrebbe derivare dal lusitano " barroco " o dallo spagnolo " barueco ", designante un genere di perla dalla forma irregolare, o veniva usato per indicare un sillogismo complicato e cavilloso. Più che al sillogismo complicato e cavilloso, immagino che il Professor Bàrberi accosti i Sussurri e mormorii di Giordano all’originalità della perla dalla forma strana. In effetti irregolare ci appare un opera poetica che, così ricca di armonia, include nella sua forma l’aspetto proprio dei numeri che “normalmente” definiscono un “altro” tipo di linguaggio. Ma è sicuramente questo che interessa al nostro poeta, agire con una palese provocazione, non per stupire alla maniera dei marinisti, bensì per richiamare l’attenzione sull’argomento che gli sta profondamente a cuore: la sua scoperta sull’origine dei numeri primi. È del 2009 infatti il saggio La ragione dei primi che, in altra funzione -per chi volesse approfondire- è la naturale progenitrice dell’opera attuale. E ancora per chiarire il rapporto del poeta con la sua terra, sottolineo il fatto che la stanzialità è radice di una natura antichissima che forgia la cosmogonia di Filippo Giordano, vista nelle sue recenti opere, come insieme di saperi solo apparentemente differenti, come la logica, la metafisica, il mito e la matematica che, con la poesia su tutto, conducono a quel tutto-ciò-che-esiste, come modo di concepire la creazione; un Cosmo, per l’appunto, che non può che svelare la Divinità che ne compone l’Essenza dentro la Coscienza dell’uomo che osserva, combatte, studia e lavora.  

Filippo Giordano ha studiato l’origine e la funzione dei numeri primi , costruendosi una scala che, dal suo eremo amastratino, lo innalza al Creatore.

Per iniziare a leggere i Sussurri bisogna, a mio avviso, partire da qui, dalla pagina fondamentale a conclusione aperta, che chiude l’opera che la precede, “La ragione dei primi”. La voglio necessariamente riportare. Si intitola ‘Il luogo dell’idea’ : - “Ora che, seduto su queste antiche mura, ti sei riposato, mi chiedi dov’è il posto a cui inizialmente ho fatto riferimento, quello che avrebbe mostrato la sintesi dell’idea. Perciò volgiamo lo sguardo a nord ovest, dove il digradare dei monti che scendono fino al livello del torrente Romei in prossimità del Mar Tirreno somiglia a un cono che, partendo dalla foce del torrente, s’alza in corrispondenza del mare, allargandosi sempre più e formando un triangolo il cui lato superiore è rappresentato dalla superficie del mare.

72-73-74-75-76-77-78-79-80-81-82-83-84-85-86-87-88-89-90

    56-57-58-59-60-61-62-63-64-65-66-67-68-69-70-71-72

        42-43-44-45-46-47-48-49-50-51-52-53-54-55-56

            30-31-32-33-34-35-36-37-38-39-40-41-42

                20-21-22-23-24-25-26-27-28-29-30

                    12-13-14-15-16-17-18-19-20

                        06-07-08-09-10-11-12

                            02-03-04-05-06

                                00-01-02

                                   

Pensiamo alla infinita successione dei numeri e immaginiamo che tale triangolo si estenda, stringa dopo stringa, verso l’alto del cielo.

Otteniamo un infinito triangolo che all’infinito resta sempre uno e all’infinito avrà sempre tre lati.

E i divisori degli elementi di ciascuna di queste stringhe numeriche, che si accavallano a quella posta a livello del mare, si specchiano negli elementi dell’insieme Triangolare di Gauss.

Forse non a caso la “teoria degli insiemi” di Georg Cantor, è stata definita matematica di Dio.”.

 

E mai mi sarei accorto di quanta eleganza ci potesse essere in una composizione numerica, altrimenti pensata come arida; e di quanta geometrica accortezza possedesse l’ordine in una sequenza dove il triangolo, che è simbolo divino, così infinitamente congegnato, bisettrice dopo bisettrice, si riconducesse chiaramente all’Uno. E come questo accade non solo graficamente, quando, nella rappresentazione della geometria euclidea, l’angolo è di 180° e il “triangolo degenere” finisce col coincidere e costituire un segmento, nella geometria iperbolica, infinito. Ma anche il 3 è, nel revival medievale, numero divino, e nel Mormorio dei numeri primi viene reso “umanamente domestico” con (apparente) semplicità poetica. Ascoltiamo il passaggio d’inizio della poesia XV: -Tre si guardò intorno e, ancora /secondo la lunghezza del suo passo / fece un secondo balzo, a sé commisurato, /e raggiunse uno spazio informe. […].

L’armonia del suono è assicurata, in tutta la tenuta dell’opera, dal prevalere dell’endecasillabo, che è da sempre il verso prediletto dal Giordano e la coerenza dei contenuti fa aderire al significante il senso prescelto che si vuole dare al concetto. Ma è la lettura completa dell’opera che chiarisce come in effetti sia possibile, anche in questo tempo, come al tempo di Dante, definire la cultura nell’insieme di un sapere unico, eco non del tutto lontano della Sapienza divina.

In Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi Filippo Giordano si ricrea un “Natale” (titolo della poesia che apre l’opera e in anteprima pubblicato nella rivista Poesia di Crocetti) che gli consente di porre alla Suprema Scienza delle domande che spalancano le porte alla disquisizione gnoseologica con la saggia ingenuità tipica del “fanciullino” poetico: […] È l’uomo figlio di uno scriteriato /ordine di forze che s’attraggono /o collima la sua intelligenza /ansiosa con il Tuo volere? /Chi sono i puri ai quali Tu concedi /il codice che valicando il dubbio /nutre di fede il corpo e l’esistenza? // È gonfio di silenzi il Tuo respiro … /oppure parli una lingua universale /di planetarie geometrie elicoidali /numeri primi, quadratiche distanze /fra ognuno di loro e i suoi discenti, /moti (e sommovimenti della mente) /infiniti, che il pensiero racchiude?

In effetti -parallelamente agli studi matematici di Filippo Giordano, più recentemente concretizzatisi con la teoria dei numeri nel trattato “La ragione dei primi”, che ben espone, come si è detto, la sua scoperta- un filosofo-linguista (con lo storico cognome legato all’Utopia) Andrea Moro, scrive «I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili», Longanesi, Milano (2006), dove tratta di una nuova linguistica basata su metodi matematici che conduce ad una scoperta rivoluzionaria: “non tutte le grammatiche concepibili sono realizzate nelle lingue del mondo, alcune grammatiche risultano «impossibili». Ma si tratta di un accidente storico o dipende dalla struttura del cervello? E che vantaggio dà alla specie umana l’assenza di tipi di grammatiche?

Questo libro è la testimonianza diretta della costruzione di un ponte fra tale scoperta e l’esplorazione del cervello. Nel suo viaggio alla ricerca dei confini di Babele, l’autore passa in rassegna i fondamenti della linguistica moderna, mostra come si costruisce concretamente un esperimento di neuroimmagini (avvalendosi della risonanza magnetica nucleare) e parla di apprendimento del linguaggio nei bambini, di genetica e del linguaggio degli animali. Infine, affronta una domanda tra le più affascinanti della linguistica moderna: quanto conta la struttura biologica dell’organismo umano nella costituzione di regole grammaticali? Lo fa esplorando un aspetto strutturale tanto fondamentale quanto poco indagato delle lingue umane – la natura lineare del codice linguistico – e mostrando come la nozione di simmetria svolga anche in questo ambito scientifico un ruolo centrale”.

L’argomento, se non è avulso al nostro, oltre ad altre illustri intermediazioni, ci aiuta a comprendere quante possibilità ignote sono affidate alla nostra mente, oltre alle conoscenze fuori dalle convinzioni. Dunque, neppure l’arbitraria forzatura di tale parallelismo risulterebbe superflua o casuale, a ben rifletterci. Testimonianza di come la domanda dell’esistere sia tutta legata al linguaggio nelle varie forme (noi siamo linguaggio!); per lo meno per quella cognizione che è “l’esprit de geometrie”, come la definì Blaise Pascal, i cui Pensieri ci restano pietra miliare nell’orientamento della conoscenza.

Ne “La ragione dei primi” Filippo Giordano racconta come l’ordine naturale dei numeri abbia una proprietà ontologica nascosta.

Il sistema decimale tradizionale lascia che i numeri primi vaghino dentro una struttura  che dell’arbitrarietà stessa è vaghezza. È un nuovo logos matematico il sistema quadratico che Filippo Giordano scopre, chiarendo dei numeri primi la natura. Ed è questa la via che lo porta a “vedere” Dio. Per ben comprendere questo occorre leggere, a mio avviso, (e studiare) entrambe le opere: La ragione dei primi e i Sussurri del cielo…

Giordano, poeta e matematico insieme, diffida della sola immaginazione, che, per dirla ancora con Pascal, è la parte dominante dell'uomo, maestra di errori e di falsità, tanto più infida in quanto non sempre lo è, perché se fosse una regola infallibile della menzogna, lo sarebbe anche della verità. Ma, pur essendo il più delle volte falsa, non lascia alcuna traccia di questa sua qualità, indicando indifferentemente il vero e il falso. Non parlo dei folli –dice Pascal, (Pensieri,41)- parlo di quelli più saggi, perché proprio presso di loro l'immaginazione si arroga il diritto di persuadere gli uomini. La ragione ha un bel reclamare, essa non può conferire valore alle cose. Motivo per cui il nostro pensatore mistrettese affida la sua ricerca, non necessariamente con premeditata consulta, alla fusione significante della cifra numerica con le parole, ottenendo quel senso che va cercando.

Nei “Sussurri del cielo …” mette insieme l’ordine e l’armonia del cosmo, e con la voce della poesia fa di questa novella cosmogonia un inno a Dio e alla Sapienza. I numeri primi dichiarano finalmente la loro vera natura e la semplicità della poesia rende grazia a Dio. Riaffermando cosa significa “credere”. Che, come scrive il Cardinal Martini nel dialogo coi lettori del Corriere del 27 novembre 2011, credere “ non significa necessariamente studiare, leggere, riflettere, etc. l’atto di fede è cosa molto più semplice. È un atto in cui l’uomo manifesta che il suo riferimento assoluto è Dio. Noi viviamo di fiducia fin dalla nascita. Senza questa fiducia non potremmo sopravvivere”.

 

Francesco Maria Di Bernardo Amato                                                   Pordenone, 3 dicembre 2011

Nota di Niccolò Martinetto su TALENTO (mondi fantastici)

 Il libro di Filippo Giordano, stampato da Il Centro Storico Mistretta, presenta un insieme di poesie che analizzano la teoria dei numeri primi. È un incontro inaspettato quello che si presenta nella raccolta “Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi”, incrocio di arti nobili quali poesia e matematica. 

Lo scrittore ha studiato a fondo la materia, ma con l’aiuto del pensiero poetico, che a volte suggerisce ragionamenti laterali a quelli più accreditati, ha formulato una sua teoria matematica, definita teoria quadratica. Serve a individuare facilmente i numeri primi grazie a una immediata disposizione di essi nello spazio. I numeri primi vengono sfruttati quali spettacolari esempi, che ancora oggi scivolano fuori dalle leggi matematiche, per descrivere l’avvento della vita sulla terra, una sorta di magia che ha preso forma dal nulla, lo zero. In effetti le due cose sfuggono ancora dalla logica del nostro pensiero, abituato a riposare su certezze e semplificazioni del mondo, ma numeri primi e vita sono accomunati dal fatto che non riusciamo a spiegare la loro essenza, la loro comparsa sulla terra. Pare ci sia dunque una stretta correlazione fra leggi matematiche e leggi divine che hanno contribuito alla formazione del tutto, calcolando ogni minima parte sin nel dettaglio.

Ebbene, partendo dal concetto di zero, il buio e il nulla ove regna la forza bruta dell’inerzia, i numeri hanno iniziato a creare spazi nel vuoto emettendo i loro mormorii, mettendo in moto quel sussurro celeste che ha creato l’esistenza e la perfetta coincidenza di forze che hanno permesso la sopravvivenza sul pianeta. In effetti i numeri primi vengono considerati numeri perfetti, in quanto non sono divisibili se non per se stessi e per uno, il numero che con la sua misteriosa apparizione ha permesso la creazione di tutti gli altri. Ciò che attira l’attenzione su questa raccolta è il fatto che i matematici sono ancora alla ricerca di una legge che ordini la sequenza di questi numeri, ma un poeta, servitosi dell’intuito, è riuscito a trovare un metodo per scovarli facilmente e ascriverli a una sfera magica, legata alla creazione del tutto e delle parti. Numeri fondamentali in quanto permettono il continuo rinnovarsi dei cicli vitali e delle generazioni, che sempre necessitano di un equilibrio personificato in un’entità perfetta e indivisibile, Dio o la legge matematica.

Niccolò Martinetto

Talento (Mondi fantastici)

n. 1 / 2012

 

Nota di MARZIA CAROCCI su Poeti nella Società

SUSSURRI DEL CIELO E MORMORIO DI NUMERI PRIMI

 

Indubbiamente nuovo e particolare il modo di proporsi del nostro autore il quale nel suo libro posta poesie in perfetta ed armoniosa forma metrica e allo stesso tempo spazia in alcune indagini matematiche supportate da formule e teorie ampiamente prese da lui in considerazione. Egli afferma attraverso ragionamenti che per alcuni, vista la difficoltà degli argomenti trattati, possono apparire astrusi e complicati, che esiste un ordine di numeri primi e che, sempre attraverso i suoi calcoli, sembrerebbe che in passato non siano state prese in considerazione alcune formule che consentirebbero di individuare alcuni fattori e alcuni elementi degli insiemi A e B corrispondenti ai numeri primi stessi. Nel libro vi sono elementi numerici e letterari in un susseguirsi di logica e riflessione, dove la parola abbraccia il numero per sposarsi in un connubio di senso e di compiuto.

Un volume che ha la sensibilità della parola fatta verso e il ragionamento della concretezza matematica. Le sue parole miste a intuizioni diventano piano piano un lento altalenare fra la leggerezza che traspare dalla poesia e l’attenta concentrazione sul numero che riesce a plasmarsi nella parola fino a raggiungere un perfetta sintonia in una metamorfosi del pensiero. Filippo Giordano ci trascina in labirinti filosofici/matematici dove il confine della parola e del numero e minimalista e addirittura si interseca in perfetta sintonia. Il tutto ci porta all’esplorazione del nostro cervello e a rendersi conto di quanto esso possa analizzare zone che potremmo credere buie e invalicabili dove contempliamo solo il visibile e il “logico” senza addentrarsi mai in quegli spazi che crediamo invalicabili solo perché a noi oscuri; questo accade perché spesso mettiamo catene alle idee e alle possibilità.

Un libro che va oltre la poesia, oltre alla logica, dove Filippo Giordano ha trovato il mezzo di raggiungere l’essenza attraverso alcuni calcoli che a suo vedere raggiungono addirittura un ordine universale dove anche la figura del Divino diventa visibile. Sicuro è che il nostro autore attraverso questo suo lavoro, è riuscito a “smuovere” qualche coscienza e a incuriosire il lettore.

Marzia Carocci – Poeti nella società – n. 50 /2012

Nota di Nello Cristaudo su IL CONVIVIO n.48

Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi 

 

I versi di Filippo Giordano denotano la scrittura di un poeta dal linguaggio essenziale, incisivo, chiaro e nitido che, nella complessità della tematica trattata, si manifesta nell’armonia derivante da chi nella sua vita ha incontrato e conosciuto la grandezza – per dirla con linguaggio dei numeri – del “Numero Uno”. Nel testo di sua ultima produzione Sussurri del cielo e mormorio dei numeri primi, il poeta, prendendo spunto da una sua geniale intuizione, cerca di addentrarsi nelle eterne domande che da sempre hanno arrovellato le migliori menti del mondo scientifico: conciliare e nello stesso tempo colmare, il gap esistente tra le ragioni della mente con quelle della fede al fine di legittimare la presenza di Dio anche in un contesto apparentemente sterile ed ovattato come spesso si presenta il mondo della matematica.

Tentativo arduo, faticoso e problematico ma che si avviluppa tutto all’interno di quell’eterno dilemma che molte menti illustre ha catalizzato. Poesia ritmata sul crescendo di emozioni che, pur alternandosi nel gioco dei dubbi e delle speranze, riesce tuttavia ad infondere nel lettore un sapore diverso agli interrogativi dell’animo nell’immutabile rotta verso la meta. È come se si svolgesse un dialogo intimo fra le forze della scienza e l’uomo, dove forse il silenzio, più eloquente delle parole, invita alle riflessioni, aprendo nuovi spiragli, facendoci rimanere noi stessi. Numeri, quindi, che sfuggono alle rigide regole dello scibile matematico diventando molto imprevedibili che trovarne la successione, come affermava Umberto Eco, “sarebbe l’unico modo per provare non dico l’esistenza ma la possibilità di Dio”. Ma in questa sarabanda infinita, Giordano riesce a trovare il suo percorso aprendo una nuova via alle menti da sempre considerate fredde del mondo scientifico. Una folgorazione a squarciare l’insiemistica dei numeri primi attraverso i sussurri del cielo che ci fanno percepire la presenza del divino fino a trasformare l’uomo agnostico in credente.

Nello Cristaudo

Il Convivio n.48

Gennaio - Marzo 2012

Nota di Giuseppe Ciccia su IL CENTRO STORICO

 

                           I NUMERI E LA POESIA

  

Prima del principio era lo zero. / Un buio senza corpo e senza idea. / Poi venne l’Uno, soggetto-oggetto / primo, pensabile, concreto…

Così i numeri diventano poesia.  Sembra una cosa irreale, eppure a questo tende Filippo Giordano, poeta con l’hobby dei numeri (oppure al contrario). È da leggere l’ultima fatica letteraria che ha titolo “Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi”, edizioni Il Centro Storico. Che Filippo Giordano avesse iniziato un percorso di ricerca spirituale, che portasse ad una nuova definizione del suo io lo avevamo visto nei suoi ultimi lavori: adesso il cammino è più sicuro, meno irto di difficoltà, e paradossalmente sono i numeri, i numeri primi, a tracciare questo percorso. I numeri rappresentano la oggettività, non ammettono devianze, sono assoluti: niente di strano, per un uomo che nella poesia ha trovato quel suo primo naturale percorso, che oggi lo arricchisce con questa nuova ricerca. Ovviamente Giordano non è un teologo, né vuole dare riletture di spiritualità. Vuole esprimere il suo nuovo stato d’animo ed ha scelto un originale percorso.

Può l’intuizione di un poeta colmare una lacuna culturale della storia di tutti i tempi e consentire al mondo di apprendere quale è la legge matematica che regola la distribuzione dei numeri primi? Può la scoperta di una legge matematica fare intuire un ordine universale che legittima la presenza dello Spirito divino, mutando la miscredenza dell’autore in fede? Se ciò è vero (il poeta in questione ci mette la mano sul fuoco), allora questo libro può servire ad ampliare anche l’orizzonte del lettore.” Così recita l’anonimo redattore delle note di quarta di copertina. Ovviamente ne condividiamo appieno il contenuto.

Prima del principio era lo zero…” scrive Giordano. La Genesi o l’inizio del Vangelo di Giovanni? No, semplicemente la ricerca di un poeta che spiega in modo nuovo l’anelito del suo io. Non ho personalmente la certezza dei numeri, ne ho cognizione dei numeri primi, allergia congenita, ma condivido con Giordano l’ansia della ricerca di me stesso; lo facciamo per vie diverse ovviamente, ma questo libro mi dà delle tracce sulle quali la mente speculativa dell’uomo può lavorare. Infine si può sempre avere una chiave di lettura, forse più ovvia, ma non meno affascinante: quella di leggere poesia godendo della parola e della forza che essa riesce ad esprimere traendone, come sempre, puro diletto.

 

                                                                       Giuseppe Ciccia

                                                                       IL CENTRO STORICO N. 9/10 del 2011

                                                                       Mistretta, Settembre-Ottobre 2011

 

                                                                        

 

Nota di Luciano Nanni sul sito www.literary.it

Poesia. Leggendo questo interessante libro, che contiene alle pp. 45-49 il saggio ‘Sintesi della teoria sulla Origine e funzione dei numeri primi’, sorge una domanda: i numeri (e la matematica) esistono in natura o sono un’intuizione logica, un sistema, ideato dall’uomo? L’autore sembra aver trovato una ‘originale interpretazione della distribuzione dei numeri interi e naturali’, perché cioè si presentano con cadenze irregolari. I testi poetici seguono pertanto un principio quasi analogo (anche nella metrica il ‘numero’ è fondamentale), alternano momenti strettamente poetici ad altri filosofici (filosofia e matematica a certi livelli si integrano), finendo col testo XII e ss. darne una dimostrazione pratica. Il mistero, in fondo, è ‘un ordine velato’? (p. 43). Al poeta e al matematico la risposta.

                                                                  Luciano Nanni      

                                                                  Literary n.12/2012

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Commenti più recenti

11.12 | 12:32

Filippo, sei sempre sulla "breccia dell'informazione" e ci regali dei fatti storici molto interessanti. Grazie.

...
19.08 | 11:17

Molto interessante, grazie per averci fatto conoscere la storia della processione di San Sebastiano.

...
25.04 | 18:13

Grazie del commento. Hai colto a perfezione!

...
25.04 | 12:49

QUANDO SI AGGIUNGE UN NUOVO TASSELLO A QUALCOSA DI MISTERIOSO ,C'E' SEMPRE UNA GRANDE GIOIA CHE CI RISCALDA IL CUORE, LA MENTE E L'ANIMA. EUREKA!

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